Paolo De Chiesa presenta “Ho sfiorato il cielo” venerdì 27 marzo all’Ange
26/03/2026
Venerdì 27 marzo alle 20.30, nella sala dei dipinti dell’Ange, si terrà la presentazione del libro “Ho sfiorato il cielo”, volume firmato da Sergio Balducci e Paolo De Chiesa, dedicato alla vicenda umana e sportiva di uno dei protagonisti più riconoscibili dello sci italiano. A moderare l’incontro sarà Alberto Schieppati, in un appuntamento che si annuncia di particolare interesse per gli appassionati di sport, per chi segue da anni il racconto televisivo dello sci alpino e per chi è attratto dalle biografie capaci di restituire, senza filtri, il peso reale di una carriera vissuta ai massimi livelli.
Il libro ripercorre infatti il cammino di Paolo De Chiesa, ex slalomista della Valanga Azzurra, squadra che ha lasciato un segno profondo nella storia dello sci mondiale e nell’immaginario sportivo italiano. Accanto ai successi, alle gare di Coppa del Mondo e alla stagione irripetibile di un gruppo entrato nel mito, il volume porta alla luce anche una pagina privata e drammatica rimasta a lungo taciuta: il racconto di un colpo di pistola al volto da cui De Chiesa è riuscito a salvarsi, pagando però conseguenze pesanti che, a distanza di tempo, continuano a lasciare traccia.
Dal mito della Valanga Azzurra a una ferita rimasta nascosta
Il cuore del libro sta proprio in questa sovrapposizione tra trionfo e fragilità, tra il volto pubblico del campione e la dimensione più intima di una prova estrema mai davvero consegnata al racconto collettivo. De Chiesa sceglie di riportare al centro una vicenda che lo colpì quando era nel pieno della giovinezza e della forza atletica, in un momento in cui la sua carriera stava prendendo quota. Il riferimento a quel trauma, raccontato come un dolore mai del tutto assorbito, conferisce al volume uno spessore che supera il semplice memoir sportivo.
La narrazione attraversa così gli anni della formazione, gli affetti, gli inizi sulla neve, l’ascesa nel circuito internazionale e la capacità di tornare competitivo anche dopo una prova tanto dura. In questa traiettoria emerge la tenacia di un atleta che ha saputo rimettersi in piedi, ritrovando la forza per affrontare rivali del calibro di Ingemar Stenmark e Phil Mahre, due nomi che da soli bastano a definire il livello di quella stagione dello sci mondiale.
Un incontro tra memoria sportiva e racconto personale
La presentazione all’Ange offrirà dunque l’occasione di entrare dentro una storia che parla di sci, ma anche di resistenza, dolore, ostinazione e memoria. Ho sfiorato il cielo si propone come il ritratto di una vita intensa, vissuta accanto ai grandi campioni del panorama internazionale, con uno sguardo che unisce il racconto delle competizioni agli aneddoti personali e all’esperienza umana maturata dentro e fuori le piste.
Oggi Paolo De Chiesa è conosciuto anche dal grande pubblico televisivo come commentatore delle gare di sci, ruolo che gli ha consentito di restare vicino a quel mondo con una voce autorevole, riconoscibile e mai banale. Al di fuori dell’attività professionale, continua a coltivare la sua passione per la montagna attraverso lo sci alpinismo, vivendo a Saluzzo e mantenendo un legame forte con la neve, vissuta questa volta in una dimensione forse più interiore, ma non meno intensa.
Prenotazione obbligatoria per partecipare
L’appuntamento è a ingresso gratuito, ma la partecipazione sarà consentita solo con prenotazione obbligatoria. Un dettaglio pratico che suggerisce l’opportunità di organizzarsi per tempo, anche alla luce dell’interesse che un incontro di questo tipo può suscitare, soprattutto in un territorio dove la cultura della montagna e dello sport invernale conserva un valore profondo.
La serata si presenta come un momento capace di parlare a pubblici diversi: agli appassionati di sci che ritroveranno un protagonista di una stagione leggendaria, a chi segue il racconto sportivo in televisione e a chi, più semplicemente, cerca nelle storie vere un grado di verità che raramente coincide con la sola cronaca dei successi. Nel caso di Paolo De Chiesa, il cielo evocato dal titolo non ha il sapore della celebrazione facile, ma quello di una quota sfiorata attraverso la fatica, la caduta e la capacità di rimanere in piedi.
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